venerdì 27 novembre 2015

Il mercante di sassi - Marchand de cailloux (1991) - Renaud

L'ultima canzone di Renaud, "Il mercante di sassi" (dall'omonimo album del 1991) e vi lascio in pace almeno per un'altra settimana. Il video é del 1992. Le parole in francese le trovate qui.

Chiaramente da brava toscana (altrimenti mi tolgono la cittadinanza) ho tradotto "papà" con "babbo" :-) Mi sento già i miei amici: "E perché? come volevi tradurlo se no????"



Dall'album: Marchand de cailloux (1991)



Babbo dimmi,
quando passa il mercante di sassi?
ne vorrei nelle mie scarpe
al posto dei giocattoli
con le mie amiche in classe
non riusciamo a capire proprio tutto
soprattutto com'è che della gente che fa schifo
possa fare del male dappertutto

perchè ai bambini di Belfast
e a tutti quelli dei ghetti
li ammazzano quando lanciano dei sassi?
pensavo che David e Golia funzionassero ancora
che i piu' piccoli potessero difendersi
senza essere quelli piu' morti

Babbo dimmi, quando passa
il mercante delle libertà?
penso che ne ha dimenticate parecchie
facendo la sua tournée
perché dei bambini muoiono di fame
mentre noi ci soffochiamo
davanti alle nostre TV come dei cretini
sotto tonnellate di cibo?

Babbo dimmi, quando passa
il mercane di tenerezza?
se è sul marciapiede di fronte
digli di attraversare
posso infilargliene un po'
per quelli che hanno bisogno

Voglio dividere il mio hamburger dal Mc Donald's
con quelli che hanno fame
voglio dare tutto il mio amore
a quelli che non ce l'hanno piu'
è questo essere comunista
o essere un vero cristiano?
io me ne sbatto di queste definizioni
voglio solo essere un vero essere umano....

Babbo senti, tutti questi discorsi
mi fanno male alle orecchie
anche quelli che sono pieni d'amore
alla fine fanno come gli altri
ho come dei buchi nella testa
mi inquinano la vita e tutto
fanno solo che nel mio pianeta
veda delle intifada dappertutto...

Babbo dimmi quando passa il mercante di sassi?
ne vorrei nelle mie scarpe al posto dei giocattoli
e ne lancerei anche sulla tua chitarra
se ti servi di me per cantare le tue cazzate
e ne lancerei anche sulla tua chitarra
se ti servi di me per cantare le tue cazzate

Manhattan - Kabul - Manhattan - Kaboul (2002) - Renaud

Si sa che una ciliegia tira un'altra e quando si inizia non si finisce piu'! Nonostante si debba andare alla posta, a cambiare le gomme, e poi chiamare quello e quell'altro... Ma il venerdi é l'unico giorno che ho solo PER ME, per favore non toglietemi questo privilegio. (Questo per rassicurare tutti sul fatto che anche chi tiene un blog ha una vita normale come tutti gli altri ma il tempo per sè se lo deve prendere con un coltello tra i denti alla Rambo :-)

Dopo l'articolo su Charlie Hebdo e quello tratto da The Kabul Times, come potevo non concludere in bellezza con uno degli amori della mia vita: Renaud. Come ho già scritto in un altro post, lui se la passa parecchio male in questo momento, afflitto da una depressione tremenda e cronica che non lo fa neanche camminare per bene in equilibrio (ho visto un video di recente, agghiacciante). Ma ha lasciato (parlo già al passato...) una quantità di canzoni meravigliose da ascoltare e da tradurre aspettando (forse) il suo prossimo CD o concerto...

La canzone è del 2002, quando ancora in francese sapevo dire solo "merci" :-) !  Di traduzioni in italiano ne troverete tante. Io vi lascio la mia.
Le parole in francese le trovate qui.

Buon ascolto e buona lettura!





Dall'album: Boucan d'enfer (2002)


 
Sono un ragazzino portoricano
ben integrato, quasi newyorkese
nel mio edificio di vetro e di acciaio
vado a lavoro, faccio un tiro di coca, prendo un caffé

Io sono una ragazzina afgana
dall'altra parte della terra
mai sentito parlare di Manhattan
la mia quotidianità é la miseria e la guerra

due stranieri agli antipodi, cosi' differenti
due sconosciuti, due anonimi, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna

Un 747 
é esploso nelle mie finestre
il mio cielo cosi' blu é diventato un nero come un temporale
quando le bombe hanno raso al suolo il mio villagio

due stranieri agli antipodi, cosi' differenti
due sconosciuti, due anonimi, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna

So long, addio mio sogno americano
io mai piu' schiava dei cani
ma chi ti imponeva l'Islam dei tirranni
quelli là che non hanno mai letto il Corano?

Sono ritornato polvere
non sono piu' il signore dell'universo
questo paese che amavo tanto
alla fine non era altro che un colosso con i piedi d'argilla?

Gli dei, le religioni
le guerre di civilizzazione
le armi, le bandiere, le patrie, le nazioni
fanno di noi sempre della carne da macello*

due stranieri ognuno in un lato del mondo, cosi' differenti
due sconosciuti, due conosciuti, ma comunque
polverizzati sull'altare 
della violenza eterna


* letteralmente "chair a canon" significa "carne da cannone" ed è un'espressione informale utilizzata per indicare dei soldati che vengono utilizzati per missioni o compiti in cui c'è un'altissima probabilità di essere uccisi. Io ho preferito utilizzare "carne da macello" che dava un'idea piu' generale sulla fine che fa la povera gente in nome di questi "ideali".
 

Evviva Charlie Hebdo!!!

Ieri ho comprato in un vero giornalaio un vero giornale, quello con le pagine di carta, ve lo ricordate? Si tratta di Charlie Hebdo. Era da tanto che non facevo attenzione a che giorno della settimana usciva un settimanale ("hebdomadaire", appunto, abbreviato "Hebdo") e oggi l'ho scoperto: il mercoledi! E mi sa che da ora in poi faro' questa spesa folle e me lo comprero' ogni settimana. Trovare un po' di tempo per sè, mettersi a sedere e sfogliare un giornale, quotidiano o settimanale che sia, mi dispiace ma è tutta un'altra cosa dei giornali online.... ne leggi 10 in 10 minuti e non ci hai capito nulla!


A pagina 2 del numero di questa settimana si trova un fumetto che - attenzione - mi ha fatto morire dal ridere sulla psicosi che ha pervaso sicuramente Parigi ma un po' tutta la Francia... la cosa buffa è che c'è poco da ridere, è un sentimento normale di difesa personale ma il fumetto è riuscito non solo a farmi ridere, ma ma farmi ridere tanto, su una cosa che a pochi giorni dopo gli attentati di Parigi mi faceva invece paura. A 4 giorni dagli attentati sono uscita con la mia amica Sara a Ginevra in un bar con le sedie fuori ("en terrasse", come si dice in francese da qui lo slogan "Je suis en terrasse" che non vuol dire proprio "sono in terrazza" ma semplicemente "mi prendo un caffé nei tavoli fuori del bar") e quando siamo entrate ci siamo guardate e le ho detto ridendo "Mettiamoci vicino al bancone, non si sa mai...". Lei mi ha guardato e mi ha detto: "Stavo pensando la stessa cosa...." Poi ci siamo messe a ridere e abbiamo passato una splendida serata ma la paura o anche solo il pensiero a pochi giorni dagli attentati c'era, c'è poco da fare. Poi qui in Francia dove è scattato non solo lo stato d'emergenza per 3 mesi ma pure il piano Vigipirate, anche alla scuola materna della mia bambina, si sente ancora di piu'.

Ecco qualche traduzione:

- (al mercato): "Ho visto un aggeggio muoversi tra i porri! E io tra le banane! chiama il 17! Veloce!"
- (una signora accanto guarda l'ora sul suo orologio): "Capo, ho sentito un tic-tac!"
- (un uomo alla polizia indicando una donna particolarmente capellona): "Ha sicuramente delle armi nei capelli!"
- (una farfalla che vola) "farfalla in vista, capo! c'è qualcosa che non va, fate subito venire la polizia!"
- (una donna dal primo piano di casa sua): "Agente.. sono tutti in gruppo sotto casa mia, aiuto!"
- (una donna che scappa correndo): "Pronto, polizia? c'è un uomo che mi segue in continuazione e assomiglia a mio marito!" (e l'uomo dietro): "Amore mio! sono io!"
- (un babbo Natale che si fa fare la foto con dei bambini e dei regali di Natale): "Agente, un babbo Natale senza barba, aiuto!"
- (scatta la foto ai bambini e a Babbo Natale): "Aiuto, ha fatto clic!"
- un cane ha fatto la cacca per terra: "Ci sono 13 cacate per terra... come venerdi 13! aiuto!"
- "al forno non ci sono piu' brioches...!" (agente): "Chiamo i brigadieri!"
- (un cieco col bastone): "Sento come una presenza...." (era un cane che correva davanti a lui)
- "Le parabole sono girate tutte nella stessa direzione... verso la Mecca!"
- (un uomo al poliziotto): "Ci sono dei lettori di Charlie Hebdo che ci prendono per il culo!"

Io non mi sono sentita presa per il culo. Mi hanno fatto ridere, invece

GRAZIE!!!

venerdì 20 novembre 2015

Deve essere cosi' - Soll sein (1992) - Gerhard Gundermann

Lui si chiamava Gerhard Gundermann, morto d'infarto ad appena 43 anni. E' stato uno dei piu' grandi cantautori della ex Germania est, rimasto quasi sconosciuto ad Ovest anche dopo la caduta del Muro. Era assolutamente come nessuno si immaginerebbe un cantante rock: astemio, vegetariano convinto e non si era mai drogato. E la cosa piu' strana è che anche potendoselo permettere non ha mai voluto smettere di fare il minatore delle miniere di carbone a cielo aperto (il famoso Tagebau, che si trova in molte sue canzoni) di Hoyerswerda, al confine con la Polonia. Le sue canzoni sono si' anche politiche e impegnate ma molte parlano semplicemente della vita di tutti i giorni, con le sue gioie e i suoi dolori. Volevo proprio iniziare con una di queste a presentarvi Gundi, come lo chiamavano gli amici. Datemi il tempo di ascoltarne altre e mi sa che vi bombardero' presto con altre sue canzoni! 

Il testo originale in tedesco lo trovate qui.


Dall'album: Einsame Spitze (1992)

 

L'inverno deve essere di nuovo freddo al punto giusto
e sul tetto deve esserci la neve ma bianca
attorno a casa mia ci deve essere per bene di nuovo un bosco
e il forno dentro caldo al punto giusto
il mio tappeto deve infine volare di nuovo
il mio cavallo magico sta arrivando al trotto
gli spiriti non possono piu' acchiapparmi
perché io ho di nuovo degli amici 

I fiori devono essere di nuovo i miei amici
ci guariamo le ferite a vicenda
nei rami devono abitarci di nuovo gli uccelli
che devono parlare con le ciliegie 
voglio anche parlare di nuovo con gli animali
e voglio capire l'erba
cosa bisbiglia nelle tiepide notti d'estate
e da cosi' tanto tempo che bramavo farlo

non mi chiedere come...
non mi chiedere quando...
è solo una canzone
ma con una mia canzone
inizio ora per la prima volta 

La pioggia deve colpire ancora con il suo arco
tra il nero e il bianco come un braccio colorato
e il rosso non deve essere piu' bugiardo
e il verde e giallo non piu' cosi' sfigati
i funghi devono ancora uscire strisciando dalle bombe (?)
e le bombe devono tornare nella pancia dell'aereo
Il buco nel cielo si deve richiudere
e anche i buchi sulla terra....

non mi chiedere come...
non mi chiedere quando...
è solo una canzone
ma con una mia canzone
inizio ora per la prima volta

sabato 14 novembre 2015

Libera nos domine Francesco Guccini

Era l'11 settembre 2001 quando in piazza Duomo a Prato era previsto un concerto di Francesco Guccini. A causa dell'attentato alle Torri Gemelle fu rimandato per il 18 settembre. Io ero' li'. Come tutti mi aspettavo che il concerto cominciasse con "Canzone per un'amica". E invece no, in un silenzio già di tomba per quello che era successo una settimana prima a New York, Guccini inizio', spiazando tutti, con Libera nos domine. Dopo gli attentati di ieri a Parigi, io che tra l'altro vivo in Francia da 8 anni, ho ritrovato stamattina la stessa emozione  di quattordici anni fa pensando a questa canzone che esprime meglio di mille parole il mio pensiero...






Da morte nera e secca, da morte innaturale
da morte prematura, da morte industriale
per mano poliziotta di pazzo generale
diossina o colorante, da incidente stradale
Dalle palle vaganti di ogni tipo e ideale
da tutti questi insieme e da ogni altro male
libera, libera, libera, libera nos, Domine

Da tutti tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore
da visionari e martiri dell'odio e del terrore
da chi ti paradisa dicendo: è per amore 
dai manichei che ti urlano "O con noi, o traditore!"
libera, libera, libera, libera nos, Domine

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti
dal cinismo di molti dalle voglie di tanti
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti
libera, libera, libera, libera nos, Domine

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura
dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura
da inferni e paradisi, da una vita futura
da utopie per lenire questa morte sicura
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura
da fedeli invasati d'ogni tipo e natura
libera, libera, libera, libera nos, Domine


Foto da Instagram di sunnyflowergirl3
Il David di Michelangelo a Firenze in segno di lutto

venerdì 13 novembre 2015

Devedesete - Anni '90 - (2000) - Balasevic


Dall'album: Devedesete, 2000



Ed infine ecco la terza canzone, tradotta da me, "Anni '90", ovvero "Devedesete" sempre di Djordje. Il testo si commenta da solo... Buon ascolto, užívajte  !! Spero che queste due ultime canzoni che ho inserito sfateranno un po' il mito che Balasevic canta solo canzoni d'amore e pallose.... 

Le versioni originali in alfabeto latino e cirillico le trovate qui.

ANNI '90

Buona sera miei signori e signore
questo e' un disco sugli anni '90
e in qualunque modo la mettiate
non ci potrà mai essere una storia peggiore di questa,
questo è sicuro.

Avevamo perfino chitarre vecchie
ed alcune spille sui risvolti delle giacche
Ora suonerebbero stupidi i nosti "Yè-yè"
tra queste odierne tragedie tra revolver...


La bandiera degli anni '60 l' hanno tessuta le puntine dei giradischi
e la strada di mattoni gialli era aperta davanti a noi
Noi avevamo perfino vari Che Guevara
oh, oh, ed inganni anche più grandi:
il fatto che la gioventù si sia consumata velocemente
come lo zucchero a velo in una torta di zucca


Le proteste degli anni '70
sono state per di più un riflesso della moda
perché per noi il boccale di libertà era già stato versato...
Ehi, potevamo perfino viaggiare... binari, lacrime, baci...
con un passaporto rosso senza difetti
che attraversava le frontiere senza troppe storie sì, sì...
I quotidiani degli anni '80 erano scarabocchiati sulle cartoline splendenti


Il mondo si era truccato per noi...
Avevamo perfino quei sogni che difficilmente si sarebbero realizzati
ma i sogni valgono per il solo fatto di portarli con te fino a quando non
avrai qualche filo grigio nei capelli e perché invecchieranno con te
Non si può misurare quello che vale solo sulla bilancia
si può comprare tutto con i soldi
ma non ci sono sogni da pirata....

E poi sono arrivati gli anni '90, tristi e infelici... crudeli
Il Signore ha annusato la polvere da sparo
e in un momento freddamente se n'è scappato in cielo
E quando apre una diga, non c'e' piu' scampo
fino a che i fiumi non si saranno fermati
Forse quel giorno arriverà, prima o poi....

E poi sono arrivati gli anni '90, tristi e infelici... fobici...
Nei libri scolastici e nelle antologie sono entrati gli aguzzini, si...
i soliti
È tardi per farsi prendere dal panico...
siamo stati noi a dare l'opportunità alla follia di rendersi ufficiale,
e ora restiamo semplicemente sbalorditi...

Avevamo perfino contatti con il pianeta e con le persone
si sapeva chi indossava la toga e chi metteva un fiorellino nei capelli
Oh, beati i pazzi!
Oggi si è data arie la bugia e l'ultima gentaglia modella la morale
Ma va bene "OK Corral" alzato attorno a noi

Ma andate a farvi fottere anni '90,
non posso far altro che bestiemmiarvi addosso
nessuno vi rimpiangerà mai
e nemmeno vi forgerà un verso...
avete portato alla pazzia una generazione
consideratevi felici se vi sarà fatta al massimo una strofa
davanti ad una chiesa di giusti valori...

Ma andate a farvi fottere anni '90
e finalmente anche la vostra storia è finita!
E voglia il cielo che che non ci si ricordi piu' di tutti questi avventurieri
e bestie quando la legge comincerà a fare pulizia
o voglia il cielo che siano loro a sterminarsi a vicenda...
cosa che ha i suoi vantaggi, e come....


Krivi smo mi - E' colpa nostra (1993) - Đorđe Balašević




Dall'album: Jedan od onih života, 1993



Grazie a Matteo, che è diventato il fan numero 1 di questo blog, ho pensato che non sarebbe stato male mettere un'altra canzone di Đorđe Balašević, visto che la traduzione l'ho fatta già da tanto tempo! Ecco qui "La colpa é nostra" o anche "Siamo noi i colpevoli", come si tradurrebbe letteralmente il titolo. Sul Sito di Canzoni Contro la Guerra trovate anche altre traduzioni in altre lingue, non solo la mia in italiano. Allora, buon ascolto! Quando si parla di guerre, non riesco a commentare molto...  credo solo che un mondo migliore sia possibile (come diceva lo slogan del Social Forum a Firenze nel 2002), ma c'è bisogno dello sforzo quotidiano di tutti... 

Le versioni originali in alfabeto latino e cirillico le trovate qui




È COLPA NOSTRA

Non è colpa di quei primitivi
che hanno raccolto il lardo
L' erbaccia spunta dappertutto
dove riesce ad arrivare,
"che bravi che sono stati!"
La colpa è nostra


Da dove spuntano tutti questi parassiti
che ci hanno incasinato la vita?
No, vecchio mio, la colpa è nostra che li abbiamo lasciati stare
 

Ma cosa ne sapevano i generali
e i maggiori baffuti?!... sapevano solo urlare "Fuoco!",
ma non erano i peggiori
La colpa è nostra
 

e la colpa non è neppure di quei tanti infantili
che sognavano solo fucili
No, no, amico mio, la colpa è nostra
che abbiamo voltato le spalle a tutto volontariamente

Viaggia, Europa,
non ci aspettare piu'
non chiedere tanto
altrimenti anche tu arriverai ad avere una cattiva reputazione
viaggia, pianeta,
è stato piacevole stare in tua compagnia...
noi stiamo bene proprio quanto ci siamo meritati...

Non è colpa dei depressi, pazzi e psicopatici
che hanno distrutto tutto
ed ora ci offrono le vanghe...
La colpa è nostra
Non è colpa dei sedativi
che non li hanno placati
Spiacente, vecchio mio, la colpa è nostra
che abbiamo taciuto

Viaggia, Europa
e mandaci un po' di panini
A noi va bene,
proprio una fortuna indicibile....
Viaggia, pianeta,
qui stanno invocando il diavolo
A noi ci piace, un' immagine indescrivibile...

Come spiegare vita, morte e miracoli ai bambini

A tutti i genitori é arrivato il momento nel quale i bambini iniziano a fare domande difficilissime, con la loro grande curiosità e ingenuità allo stesso tempo, come per esempio "ma tu un giorno morirai?" oppure "ma quando saremo tutti morti chi vivrà in questa casa?" oppure ancora "ma cosa si fa in cielo?????" e ancora "guarda io ci ho pensato ma io non voglio né invecchiare né morire... a me proprio non interessa!!!!" Ogni tanto si ride, ogni tanto ci si rattrista anche perchè mettiamola come si vuole, religione (e poi, quale religione?) o non religione, reincarnazioni o materialismo a palla... ma a nessuno piace l'idea di morire!!!!!!!!!!

Se uno prende alla lettera i grandi filosofi, buttiamo li' per esempio un Seneca, certo la morte è una cosa naturale e inevitabile e bisogna accettarla per non fare "come la maggior parte degli esseri umani che oscilla miserevolmente tra la paura della morte e i crucci della vita: non sa vivere, non vuole morire". E continua con una delle sue frasi piu' celebri: "Non è la vita ad essere breve siamo noi a sprecarne molta vivendola". Per il dolore che proviamo in seguito alla perdita di qualcuno dice una cosa secondo me intelligente (ma cosi' dura da applicare): " la parte piu' importante di coloro che abbiamo amato, anche se la sorte ce li ha tolti, rimane con noi.  Nostro è il tempo trascorso  e nula si trova piu' al sicuro di cio che ha cessato di esistere". E conclude che chi vive senza rendersi conto che morirà é un illuso. Ed é l'illusione a portare l'angoscia. Fin qui la teoria c'è.. ma la pratica, é sempre cosi' facile? Io credo proprio di no e tutti lo sanno. Finché negli ultimi anni ho perso tante (si, tante) persone anziane, già é stato un dolore, ma alla fine ci si consola pensando che era la natura che ha fatto il suo corso, che alla fine queste persone la loro vita l'hanno vissuta e che si sono spenti nel momento giusto. Ma quando succede ai giovani di andarsene all'improvviso... allora entra veramente parecchia angoscia. Anche su questo il palloso Seneca dice che non è da giudiziosi perché il primo passo verso 'infelicità é appunto opporsi al corso della natura, bella o brutta che sia. Ma del resto la vita non è un manuale di istruzioni, ci sono sempre quelle cose che si chiamano sentimenti ed emozioni se no quale sarebbe la differenza tra noi e un libro stampato?


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La parte piu' difficile é spiegare questo "mistero" o questa "inevitabilità" ai bambini per dire le cose come stanno, non illuderli ma nello stesso tempo non dare loro solo una spiegazione biologica della morte senza nessun sentimento. Io mi sono informata, tanto i bambini non si accontentano se non dai loro delle risposte precise e mi sono munita di un libro (ma é rivolto per bambini un po' piu' grandi dai 6 - 7 anni) "E se si parlasse della morte" (Et si on parlait de la morte") che in Italia non credo sia mai uscito, figuriamoci! Il libro é semplice è bello, lo consiglierei a tutti quelli che hanno bisogno - per ragioni diverse - di spiegare questo grande mistero ai bambini. Certo se si é credenti é piu' semplice (ogni religione da una spiegazione "razionale" della morte :-), ma per chi oscilla tra ateismo e agnosticismo non é per niente facile spiegare la morte (dove andiamo? e cosa facciamo in cielo? ma si ritorna?) ai bambini. Il libro finisce con queste parole: "Dopo la morte di un essere caro siamo dispiaciuti, siamo addolorati. Si dice che siamo in lutto. Ma poco a poco stiamo meglio, sentiamo che la vita continua, che abbiamo il diritto di essere contenti di vivere e che l'amore tra due persone resta vivo"
 

Mostra immagine originaleVorrei fare anche un po' di pubblicità a questa collana di libri per bambini francesi che attraverso le storie di Max e Lili toccano temi delicati (e non solo). Per esempio troviamo "Lili ha paura della morte", "Il papà di Max e Lili é disoccupato" o "Il nonno é morto". Anche questi temi non so se si trovano in Italia, io francamente non credo facilmente. Sarebbe una bella cosa riuscire a parlare ai bambini di tutto, soprattutto se ad aiutarci è un libro, che di solito piace cosi' tanto ai bambini! Certe volte l'angoscia viene dal silenzio o da far finta che una cosa, grave, non sia invece successa.



Se mi fate divagare solo due minuti, volevo anche pubblicizzare un altro libro per bambini, questa volta in italiano, che si chiama "I bambini e le religioni del mondo". Francamente il libro é piaciuto anche a me perchè pure io ho scoperto usi e costumi di alcune religioni che avevo appena sentito nominare come i Sikh e gli Induisti (scusate la mia ignoranza ma se ho delle lacune grosse in cultura generale cattolica dopo averci passato comunque 10 anni della mia vita, figuratevi le altre :-) Il libro aiuta sicuramente tutti quei genitori che cercano di ampliare un po' la visione del mondo dei figli, spiegando come nel mondo ci siano tantissime religioni diverse e non solo quella sotto casa e a dare modo al bambino di scegliere lui stesso la sua religione e la sua strada quando sarà grande. Il libro ha pero' un limite: parla di tutte le religioni del mondo ma non del fatto che una religione si puo' anche non avere ed essere felici lo stesso (o di piu?) ma insomma non si puo' volere tutto! :-) Se poi avete anche voi una bambina che dopo aver finito di leggerlo vi dice: "Mamma il libro è stato bellissimo.... ma a me mi interessa troppo la storia di Gesu'!" allora il problema non è finito. Se qualcuno conoscesse la storia di Gesu' laica.... perfavore fatemelo sapere! 

Inoltre vorrei indicarvi anche un libro per adulti "Imparare a dirsi addio", che a me pero' non mi é piaciuto molto. Primo perchè l'argomento era pesante, non è certo una lettura da spiaggia, secondo perchè secondo me anche se l'intento é quello di esorcizzare la morte parlandone e anche scherzandoci sopra (come l'impiegato che sapendo che morirà presto dice all'amica "Mi raccomando sulla lapide scrivetemi "meglio qui che in reunione!"") nel complesso mi é sembrato un po' superficialotto.

Insomma, per concludere, non é cosa da poco cercare di dare delle spiegazioni ai bambini su questo argomento! (e del resto, neanche ai grandi!) Le religioni o la filosofia possono aiutare ma resta un argomento tremendamente tosto. Forse la cosa migliore é vivere la vita in ogni suo istante (il famoso CARPE DIEM) tendendo nel cuore quelli che ne sono andati e vivendo una vita tanto piu' serena e felice possibile per noi e per i nostri figli. Mi viene sempre in mente una maglietta che ho ancora, che comprai a Napoli nel 1998 o 2000... non mi ricordo esattamente l'anno, ma riporta le seguenti parole:

PIGLIATE O BUONO QUANNO VENE, CA' O MALAMENTE NUN MANCA MAIE 

Ma siccome io sono laureata in lingue e non in filosofia o teologia lascio a gente piu' esperta di discorrere su questo argomento :-)

venerdì 6 novembre 2015

Život je more - la vita è un mare - Rani Mraz (Đ. Balašević) - 1978

за валентину 
per Valentina


Ecco qua la new entry del mese: la lingua serba. Una delle lingue del mio cuore... non mi chiedete perfavore se il croato e il serbo sono una o due lingue, se si puo' chiamare serbocroato o croatoserbo, se si puo' mettere il trattino tra le due lingue o meno... Nel mio blog le lingue si "sentono" con il cuore, non c'è niente da classificare... A me sono sempre interessate le lingue e le persone, poco importa dove sono nati i parlanti e come si chiama (o chiamava :-) la loro lingua! 

Mostra immagine originale
Van de Velde Willem, Navi in un mare in tempesta

Tra l'altro in serbo - come del resto in croato - c'è un bellissimo verbo, "shvatiti", che vuol dire "sentire con il cuore" che si oppone non poco al banale "razumeti" che vuol dire semplicemente "capire" :-) Un mio collega un giorno mi disse che secondo lui io imparavo le lingue "con il cuore", piu' che con la testa. Alla fine penso ancora che é stato un bel complimento, solo che lui parlava del francese, una lingua che proprio non mi piace per niente e che ho dovuto imparare solo per lavorare! Se sapesse quali sono le vere lingue del mio cuore, penso che resterebbe veramente senza parole :-) !!!!

E come non presentarvi la lingua serba con IL cantante per eccellenza, quello che mi ha fatto imparare piu' lui di serbo di tre anni d'università! Lui si chiama Đorđe Balašević, nato a Novi Sad, in Vojvodina (quella terra meravigliosa tra il confine croato e Belgrado) e una delle sue mille canzoni che vi presento è "Život je more", ovvero "La vita è un mare" uscita come singolo insieme a "Oprosti mi Katrin" quando faceva parte del gruppo Rani Mraz.



 

Dal singolo dei Rani Mraz: Oprosti mi Katrin / Zivot je more (1978)




Questo è come si presenta l'alfabeto serbo (cirillico), ditemi se non si puo' parlare di vera e propria magia:

Живот је море, пучина црна,
по којој тону многи што броде.
Није ми срце плашљива срна.
Ја се не бојим велике воде.

Ломе ме вали, носе ме струје.
Осека среће, а туге плима.
Шиба ме небо бичем олује,
ал још се не дам и још ме има.

У јутра рана плаше ме сенке
минулих дана.
Сећања мутна као у лажи,
као у сну...

Ипак се борим, ипак се надам,
све мање летим, све више падам,
и све су јаче руке што ме вуку дну...

Можда ће жена свиленог бедра,
која ме зове и пружа руке,
улити ветар у моја једра,
до нове жене до нове луке. 


Живот је море...
Живот је море...
Живот је море...   

Certo capita certe volte di non avere molto tempo a casa tra la lavatrice da fare, i panni da stendere, la cena da preparare. E tutti hanno diritto ad ascoltare della buona musica! E allora ecco che la traslitterazione in caratteri latini ci aiuta un po' a risparmiare quella buona mezz'oretta di tempo :-)

Život je more, pučina crna,
po kojoj tonu mnogi što brode.
Nije mi srce plašljiva srna.
Ja se ne bojim velike vode.

Lome me vali, nose me struje.
Oseka sreće, a tuge plima.
Šiba me nebo bičem oluje,
al još se ne dam i još me ima.

U jutra rana plaše me senke
minulih dana.
Sećanja mutna kao u laži,
kao u snu...

Ipak se borim, ipak se nadam,
sve manje letim, sve više padam,
i sve su jače ruke što me vuku dnu...

Možda će žena svilenog bedra,
koja me zove i pruža ruke,
uliti vetar u moja jedra,
do nove žene do nove luke.


Život je more...
Život je more...
Život je more...


Balašević si prensenta all'inizio del video dicendo: "Io canto piu' che altro canzoni noiose, d'amore e patetiche" ("Ja pevam uglavnom dosadne, ljubavne i patetične pesme"). A me questa sua autodescrizione mi ha fatto morire dal ridere! Un po' è vero - ammettiamolo! - pero' ha fatto anche moltissime canzoni contro la guerra come Krivi smo mi (Siamo noi i colpevoli), Devedesete (Anni '90), la dolcissima Sevdalinka o altre allegre come Devojka sa čardas nogama. Insomma non consideriamo Balasevic solo come un cantante palloso che canta esclusivamente canzoni smelenze di amori infelici :-) Troverete le traduzioni di alcune sue canzoni contro la guerra fatte da me sul sito Canzoni Contro la Guerra. Vorrei anche farvi conoscere un blog che ho scoperto da poco di Filip, un altro ragazzo che traduce spesso le canzoni di Balašević sullo stesso sito appena citato. Il suo blog si chiama Disamistade e troverete altre traduzioni di Balašević e tanto altro ancora

Ritornando a noi, ho visto - ahimé - un solo concerto di Đorđe nel lontano 2002 a Lubiana... a parte i due o tre amici italiani che avevo portato io, penso di essere stata l'unica vera fan italiana di Balašević di tutto il concerto! :-)

La canzone che vi voglio presentare ognuno la capisce come vuole ma è una canzone che da la forza per resistere e andare avanti nei momenti difficili, quando cioè, anche noi passiamo delle tempeste interiori. Un metadone naturale, come lo chiamo io!! 

La canzone inizia subito con il titolo "La vita è un mare" (Život je more) ma non un mare d'acqua bassa dove si passeggia tranquillamente sulla spiaggia, al sicuro, con le onde che sbattono alle caviglie ma "un mare nero aperto nel quale affondano molti che ci navigano" (pučina crna po kojoj tonu mnogi što brode). 

L'acqua é alta e profonda e percio' pericolosa... ma da subito capiamo il carattere del protagonista: "ma il mio cuore non é una cerva spaventata, a me non mi fanno paura le acque profonde" (nije mi srce plašljiva srna, ja se ne bojim velike vode). 

E qui arriviamo alla descrizione della tempesta: "le onde mi prendono, mi tirano le correnti, finalemente la la bassa marea e poi di nuovo l'alta marea...  da tutte le parti tuona il cielo, arriverà la tempesta ma ancora una volta non mi do per vinto e sono ancora qua" (lome me vali, nose me struje, oseka sreće a tuga plima... šiba me nebo biće oluje a još se ne dam i još me ima...) [Ligabue direbbe: "... e la mia parte ve la posso garantire" :-) ]

La tempesta é passata, il marinaio finalmente si riposa. Ma anche in questo caso la mattina viene tormentato dal ricordo dei giorni duri, passati a navigare: "al mattino presto mi spaventano i sogni dei giorni passati... ricordi torbidi come in una bugia, come in un sogno... eppure ancora spero, volo sempre meno e cado sempre di piu' e sono sempre delle mani piu' pesanti a tirarmi giu' in fondo" (ujutra rana plaše me senke minulih dana.. sećanja mutna kao u laži kao u snu.. e ipak se borim, ipak se nadam sve manje letim sve više padam i sve su jače ruke što me vuku u dnu...)

Ma lo sconforto lascia subito il posto ad una speranza, una luce in fondo al tunnel:  "sarà forse una donna dalle gambe di seta che mi offre le sue mani a gonfiare le mie vele verso una nuova donna, verso un nuovo porto" (Možda će zena svilenog bedra koja me zove i pruža ruke uliti vetar u moja jedra do nove žene, do nove luke).

Io personalmente non ci vedo solo le pene d'amore in questa canzone. Prima di tutto si accetta la realtà com'è: il mare aperto, nero, pericoloso e brutto che è, purtroppo, quello che ogni tanto ci regala la vita. Non sempre la vita é tutta rosa e fiori. E allora ci sono due modi di affrontarla: il marinaio che si tira indietro, preso dalla paura di non farcela e di cadere (e che forse proprio per questo cadrà). Oppure l'altro marinaio, quello che invece tira fuori tutta la forza che ha in corpo, anche quella che non avrebbe mai pensato di avere in vita sua e naviga.. con le onde alte che si scaraventano sulla barca, con i tuoni che fanno sussultare, con i lampi che terrorizzano, con il terrore ma anche il sollievo di non essere stato lui un minuto prima a cadere dalla barca e morire... E che eppure naviga per il gusto di navigare e vivere. E farcela. Poi c'è il riposo dopo la tempesta: ce l'ha fatta, tutto é passato ma è stanco. E nel sonno, soprattutto nel sonno mattutino - penso che è successo a tutti quando la realtà e il sogno si confondono sempre di piu' - il marinaio sogna o pensa a quanto ha dovuto faticare. Qualcuno - dice - lo trascina sempre verso il basso e piu' prova a volare piu' ricade a terra. Pero' ecco la luce in fondo al tunnel, ecco una nuova speranza che arriva: una donna, che gli offre una mano e lo porta con sé, verso una nuova storia d'amore, verso un nuovo porto.

Io vedo in questa canzone tanta forza e tanta speranza. Qualsiasi cosa che serva a tirarsi su, a combattere per un ideale, a portare avanti una passione, a venire fuori da lutti o disgrazie, semplicemente a non abbattersi nei momenti di sconforto.